Siamo tutti uguali.

Posted in Vita reale on October 30th, 2005 by nando

Questa è un'affermazione che ricorre molto spesso.
Se fosse solo una constatazione di uno stato di cose non sarebbe male.
Il problema è che invece questa affermazione diventa una specie di postulato, attorno al quale far crescere una serie di teoremi.

Si parla quindi di una scuola che debba far diventare tutti uguali, di una società in cui idealmente tutte le persone dovrebbero essere intercambiabili.
Ma anche considerando solamente l'offerta di pari opportunità, a me sembra che ci sia qualcosa che tocchi.

La biologia ci ha insegnato che, no, non siamo tutti uguali
Ad esempio le persone di origine africana possono ricevere trattamenti medici validi solo per il loro gruppo umano.
Curioso, eh?

Secondo me non c'è proprio niente da aver paura.
Del resto, perché stracciarsi le vesti per la diminuzione della biodiversità sul pianeta e poi rimanere shockati quando si scopre una biodiversità maggiore di quella che si credeva all'interno della razza umana?

Personalmente non trovo imbarazzante essere diverso dagli altri, anzi!
Delle due troverei estremamente deprimente scoprire di essere del tutto simile agli altri. Mi sembrerebbe di trovarmi in un brutto romanzo di fantscienza in cui tutti girano vestiti con tute grigie...

Eppure questo tipo di visione sembra esercitare un fascino inquietante sulla maggior parte delle persone che mi circondano.
Probabilmente è un problema di fragilità, per cui ci si sente più a proprio agio pensando di appartenere ad un gruppo.

Bhe, questo posso sopportarlo.
Altra cosa è quando le persone intorno a me partono dal principio del "tutti sono uguali" per imporre una uguaglianza dove evidentemente non c'è.

Gli esempi che mi vengono in mente sono tanti e corro il rischio di scrivere troppo
Diciamo che oggi mi focalizzerò su uno di questi, che riguarda l'insegnamento scolastico.

Una cosa che tutti danno per assodato nell'ordinamento scolastico italiano è la presunta uguaglianza nell'insegnamento.
Nessuno deve essere trattato in modo diverso, perché siamo tutti uguali.
Il problema è che questa affermazione è falsa e una scuola basata su questo falso presupposto danneggia sia i migliori che i peggiori, spingendo tutti nella mediocrità che nasce dalla sfiducia di chi sa di non potercela fare e dalla frustrazione di chi si annoia. perché potrebbe fare molto più di quello che viene costretto a fare.

Da qualche parte della cultura italiana c'è stato uno shock, chiamato "classi differenziali".
Da allora qualsiasi tentativo di rendere più flessibile l'insegnamento è stato vissuto come un incubo.

Curiosamente non è vissuta male l'esperienza di chi potrebbe arrivare ad un livello di cultura degno, se solo si rispettassero i suoi ritmi.
Ma siamo tutti uguali, quindi se un alunno non riesce come il migliore della classe, è sicuramente colpa sua: non vuole studiare!
Non possiamo però bocciarlo, quindi lo si fa comunque passare ad una classe successiva, in cui si sentirà ancora più fuori posto e in cui avrà risultati ancora peggiori.

Ma mai, assolutamente dovranno esistere corsi calibrati: siamo tutti uguali!

La legge elettorale

Posted in Vita reale on October 11th, 2005 by nando

Una volta in Italia era in vigore il sistema elettorale proporzionale, che assegna i seggi a ciascun partito in proporzione ai voti ricevuti.

Questo sistema aveva un problema di fondo: i partiti che ricevevano la maggior parte dei voti non avevano comunque la maggioranza assoluta e quelli che ne ricevevano pochi finivano per avere un grande peso nelle alleanze che si dovevano formare per arrivare alla maggioranza e poter governare.

Questo stato di cose portava a governi che potevano essere mandati in crisi da un partito minore che contava pochi punti percentuali. La vita media dei governi era ridicola e tutti ridevano di noi.

Qualcuno, dopo aver contato i propri voti ed aver deciso che invece di vincere poteva stravincere, prese il coraggio a due mani e propose di cambiare le regole elettorali e passare al sistema maggioritario.

Questo sistema "premia" il partito che riceve più voti, dandogli un bonus in termini di seggi.
Ovviamente l'altra faccia della medaglia è che i partiti che hanno pochi voti sono penalizzati.

Ai cittadini italiani fu chiesto di votare un referendum sulle regole elettorali.
La decisione della maggioranza fu quella di cambiare le regole e abbracciare il sistema maggioritario.

Il sistema maggioritario è andato tanto bene da consentire per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale di avere un governo stabile nel nostro paese.

Ovviamente questo sistema è andato benissimo allo schieramento che aveva vinto le elezioni e che si trovava ad avere la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento.

...ma le cose cambiano e il vento gira.
Chi ha vinto potrebbe perdere la prossima volta. Il fair play non è di casa in Italia, così per evitare di perdere troppe poltrone i nostri "dipendenti", come Beppe Grillo chiama i nostri rappresentanti in Parlamento, hanno pensato bene di cambiare di nuovo le regole per non perdere un ricco posto di lavoro.

Ovviamente quello che si sta tentando di fare con la legge elettorale sarebbe impensabile in qualsiasi altro paese.

La legge elettorale è stata votata dagli italiani mediante un referendum. Ciampi ha detto di no a questa manovra meschina, i cittadini italiani sono contrari, così come è contraria la Confindustria.

Intendiamoci: non me la prendo con l'attuale governo in particolare, perché la mia memoria arriva abbastanza in là da ricordarmi comportamenti altrettanto meschini da parte di altri governi.

Il punto è che finché la posta in gioco è alta, sarà alta la lotta per aggiudicarsela e da un popolo come gli italiani, che non ha il senso del pudore e del ridicolo, non ci si può aspettare che comportamenti oltre il limite della decenza.

Sarebbe bello che si guardasse a come altri paesi hanno risolto questo problema.

Il paragone con i paesi dell'estremo nord mostra alcune cose interessanti.
In questi paesi c'è una grande quantità di donne in politica.
Perché?
Sono più brave?
No, è che come al solito i maschi cercano lavori lucrosi e la politica in quei paesi non è un lavoro lucroso.
Semplice, no?

Dai pochi soldi ai politici e finalmente faranno politica solo i professionisti della politica, i tecnici e gli idealisti, con un guadagno e un risparmio per la società.
Guadagno, perché finalmente la società potrebbe essere guidata da persone che fanno l'interesse pubblico e non quello privato.
Risparmio è quello si farebbe sugli stipendi e sull'assenza di politici disonesti, che la storia italiana recente mostra essere numerosi tra quei nostri dipendenti che mandiamo a Roma.