yue project
Posted in There's someone in my head but it's not me on February 28th, 2006 by webmasterAndate e scaricate la loro musica, se lo meritano. Anche se han fatto una foto che sembran gli Europe…
yue project - music
Andate e scaricate la loro musica, se lo meritano. Anche se han fatto una foto che sembran gli Europe…
yue project - music
Ieri notte ho letto un libro.
Eric-Emmanuel Schmitt, di cui ancora non riesco a capire l’anima, che ancora sta in sospeso nella mia mente fra le categorie di grande-affabulatore-per-pubblico-dai-buoni-sentimenti e di buon-pensatore.
Di persona che sa vendere straordinariamente bene quel che non ha o, al contrario, che vende parzialmente male parecchie delle cose che ha.
Ma è difficile accontentarmi, si sa.
Ho letto "La mia storia con Mozart" (dal titolo decisamente più leggiadro in quella dolce lingua francese, dove suona come "Ma vie avec Mozart").
Non avevo il cd abbinato, e temo che questo abbia fatto parecchio la differenza.
Quantomeno perché, se su Schmitt ho ancora parecchie riserve, nulle sono quelle che ho nei confronti di Mozart.
Avrebbe aiutato a creare una situazione di partecipazione maggiore, di immedesimazione, o ad aumentare la concentrazione, merito che pare vada attribuito fra gli altri al caro Mozart.
Fatto sta.
Non mi è piaciuto particolarmente, ma mi sono piaciuti alcuni spunti, parecchie riflessioni, che ho fatto mie, alla fine.
Perché sono riflessioni mie, anche.
E perché, siccome mi sembrerebbe esagerato attribuire questa corrispondenza ad una particolare affinità di pensiero fra me e Schmitt, presumo siano più comuni di quanto io, spesso, non immagini.
La gente non parla.
Io stessa non parlo, quasi mai.
La gente appare sempre così, ignorante, serena, soddisfatta, rassegnata, innocente.
Probabilmente non lo è, ma, dall’alto della Sofferenza, riesce difficile pensare che sia tutto così dannatamente banale e palese per tutti.
Non c’è niente di speciale, o eroico.
Strano essere, quello umano.
Dal suo immenso bisogno di consolazione, trae soltanto un dannato senso di superiorità, frustrazione, solitudine.
E’ unico nel suo soffrire.
E’ più profondo nel suo pensiero.
Ma è solo.
E non vorrebbe esserlo, e si erge a quello stato in cui la schiettezza finisce per essere falsità, per dire che sì, lui le invidia quelle persone felici, ignoranti e innocenti, ma non gli è dato di essere come loro.
La verità è che io non so più cosa ci sia di vero, in tutto questo.
Ma sia chiaro, Schmitt non c’entra, questi sono tutti tragici viaggi della mia mente superiore in un mondo maledettamente felice e che non mi capisce.
Stupida razza, quella umana.