Per chi viene da fuori “Bolognina” ricorda, forse, solo la svolta omonima, voluta da Occhetto il 12 novembre del 1989.
Per noi bolognesi, o semplicemente per chi ci abita, questo è non solo il “cuore rosso di Bologna”, come tante volte abbiamo letto sui giornali, ma sopratutto un quartiere che ha sempre fatto una storia a se.
Quartieri di povertà, di immigrazione, di forti scambi culturali; il quartiere delle case popolari, delle balle dei facchini, degli emigranti del Sud prima ed degli extracomunitari poi.
Il quartiere del mercato ortofrutticolo e di quello che ci girava intorno, i camion sempre accesi, le nonnine che compravano un po di verdura a “prezi strazè”, le tagliatelle sempre fumanti dalle dieci di sera alle cinque di mattina, i bar che non chiudevano mai ed altri traffici magari meno legali, magari non così eclatanti, ma c’erano e in fondo lo si è sempre saputo.
Il quartiere in fondo non si è mai lamentato, ha inghiottito tutto, l’ha digerito negli anni, gli accenti si sfumavano nei caffe e nelle partite da bigliardo, anche chi arrivava da lontano si sentiva presto a casa sua, nel suo bar.
Se mi permettete la Bolognina sta agli operai come il centro sta agli studenti: un crogiuolo di gente diversa, di razze diverse, che si scambia, senza volere il più delle volte, una specie di allegra osmosi, opinioni, storie, culture, problemi, ricette per gli spaghetti. Read more »