La Bolognina e le sue storie
Per chi viene da fuori “Bolognina” ricorda, forse, solo la svolta omonima, voluta da Occhetto il 12 novembre del 1989.
Per noi bolognesi, o semplicemente per chi ci abita, questo è non solo il “cuore rosso di Bologna”, come tante volte abbiamo letto sui giornali, ma sopratutto un quartiere che ha sempre fatto una storia a se.
Quartieri di povertà, di immigrazione, di forti scambi culturali; il quartiere delle case popolari, delle balle dei facchini, degli emigranti del Sud prima ed degli extracomunitari poi.
Il quartiere del mercato ortofrutticolo e di quello che ci girava intorno, i camion sempre accesi, le nonnine che compravano un po di verdura a “prezi strazè”, le tagliatelle sempre fumanti dalle dieci di sera alle cinque di mattina, i bar che non chiudevano mai ed altri traffici magari meno legali, magari non così eclatanti, ma c’erano e in fondo lo si è sempre saputo.
Il quartiere in fondo non si è mai lamentato, ha inghiottito tutto, l’ha digerito negli anni, gli accenti si sfumavano nei caffe e nelle partite da bigliardo, anche chi arrivava da lontano si sentiva presto a casa sua, nel suo bar.
Se mi permettete la Bolognina sta agli operai come il centro sta agli studenti: un crogiuolo di gente diversa, di razze diverse, che si scambia, senza volere il più delle volte, una specie di allegra osmosi, opinioni, storie, culture, problemi, ricette per gli spaghetti.
La Bolognina non è noir come il centro di Bologna descritto da un Macchiavelli, la nebbia non si infila bastarda e sorniona sotto i porti e nei vicoli, qui le strade sono dritte, la nebbia una marea bianca picchiettata delle insegne dei bar.
E’ un grande triangolo piatto racchiuso, e non soo geograficamente, tra il mercato, la stazione e l’ippodromo.
Attenzione è un quartiere carogna, che vibra ma di nascosto, che non si concede; dovete andare voi a cercarlo ed a cercare di conquistarlo, perche in fondo siete voi che dovete piacere a lui, mica il contrario.
Basta solo un po di calma e di umiltà, per cercare di capire la gente, il loro modo di vivere, il perchè sono qui, cosi tanti e diversi tra loro.
Venite con me.
Partiamo da Via Nicolo dall’Arca, poco dopo l’incrocio con Via Franco Bolognese: qui c’è il Bar Romagnoli (dal 1937 come dice l’insegna, la più lunga gestione monofamiliare per un locale in città).
Bar bolognese, bolognesissimo, con i bigliardi di prammatica e la partite di tarocchino, quando aprì gli amici dissero (it dvinte mat? avrir un bar in mez a la campagna?)
Andateci anche solo per sentire Andrea, il nipote del fondatore, raccontarvi qualche storia.
Di fronte un ristorante greco: era li da anni, adesso da quattro due cugini cretesi l’hanno preso e tirato su bene, si fa fatica a trovare un posto al sabato, ma è un bel posto, si mangia bene e mal che vada li si può sempre sfottere sul declino del calcio greco.
Andiamo avanti verso la chiesa: quando ero bimbo io qui c’era un macellaio, un forno, un barbiere, una merceria, una legatoria, un fruttivendolo…adesso negozi cinesi e africani, ma il mondo è bello così ed il quartiere assorbe.
Attraversiamo via Procaccini e ci troviamo da Robby & Steve: qui una volta c’era il mitico Bar Guido, il barista maniaco dei flipper che (sic tradunt) ha contagiato anche Wiz. Adesso il bar si è ingrandito, la compagnia è cambiata ma è sempre di matti come allora e poi, sorpresa delle sorprese, cocktail, liquori e birra che raramente si trovano in giro, prezzi finalmente umani (non so voi, ma il negroni sopra i sei euro non lo digerisco) feste ogni tanto non si sa quando e non si sa come (”facciamo una festa quando siamo pronti a farlo”) e ancora internet, clientela di geek assortiti e wifi. Per i più nostalgici, il flipper l’han tolto, ma Guido è li ogni giorno!!
Avanti 50 metri di fronte all’incrocio con via Crespi “La Rumba” ultimo arrivato di una serie di pub e l’unico che continua a funzionare.
Rumeria cubana, in realta ci si va perchè è aperto fino a tardi, le due sorelle cubane sono uno spettacolo molto migliore della televisione e per vedere le altre donne che li si aggirano ;) un posto buffo insomma, il classico pub della staffa.
In fondo alla via giriamo a sinistra e all’incrocio con Fioravanti c’è il Bar Asmara.
E’ stato uno dei primi se non il primo, nel 1999, bar eritreo di Bologna. Si mangiava (di nascosto però) la miglior cucina eritrea di Bologna (non me ne voglia Kidane) si ballava in una maniera così spontanea e naturale che non ho mai visto altrove, se non rare volte nelle sagre di pizzica.
Adesso è un po calato, ma rimane sempre un bel posto per bere una birretta e salutare gli amici, anche i prezzi aiutano.
Andiamo avanti verso Barbieri e all’angolo c’è l’Igloo: gelateria per molti numero uno a bologna, se ne sta li fuori dalle luci del centro, ogni anno o giù di li vince almeno un titolo italiano di gusto e vende tranquilla i suoi gelati (provate i cioccolati o la noce).
A sinistra ancora lungo via Barbieri (ma chiamarla Guercino non si poteva proprio?) c’è la rosticeria Ali, personalmente la miglior cucina magrebina di Bologna, se vi piace da non perdere (non parlano tanto italiano, i menu non sono in italiano, non c’è roba esposta da poter indicare a dito…consiglio andateci con qualcuno che conosca il posto).
Adesso tornate insieme a me a risalire via Fioravanti e arriviamo nella zona del vecchio mercato.
Sulla vostra destra, subito all’inizio di Via Gobetti, il Pub dei Tuoi Sogni, che a dispetto del nome è un posto kossovaro, si mangia ottima cucina balcanica anche alla griglia, si beve ed è aperto fino a mezzanotte.
Quasi di fronte, dall’altra parte della strada il bar Luisa, un monumento ai vecchi bar di una volta, tutto in legno e zinco; non ci berrete un Cosmopolitan ma sicuri che il primo vino nuovo è li, e poi la cucina, bolognese senza pugnette, i salumi e la clientela molto colorata e la simpatia dei baristi meritano una sosta.
Di fronte l’X24, nei locali del vecchio mercato; io adoro la serata del giovedi, con il mercatino biologico e gli incredibili vestiti del Gatto, ma qualcosa c’è sempre, e non è mai scontata, mai banale.
Abbiamo camminato insieme si e no cinquecento metri, ma abbiamo visto gente diversa, che viene da paesi diversi, che beve e mangia cose diverse.
Abbiamo toccato quattro continenti e siamo sempre alla Bolognina: capite perchè qui si può stare mesi senza uscire dal quartiere, perchè qui le cose nuove e le chiacchere nuove non finiscono quasi mai.
La Bolognina ha le sue storie da raccontare, lo capite dalle facce delle gente, dalle luci alle finestre, dalla gelosia curiosa che fa posare le carte ai giocatori quando entrate in un bar.
Ecco, io qui vorrei raccontare le storie vere del quartiere, io che che ci sono nato e ci abito da 35 anni, le storie che ho visto, le storie che mi hanno raccontato e e le storie che mi racconterete voi, perchè in fondo ogni quartiere, ogni strada ha una storia da raccontare, ma qui sembra che siano più dense.
Se anche tu hai una storia di Bolognina da raccontare, scrivi a storie@bolognina.biz